il blog del Don Bosco Ranchibile

mercoledì 28 giugno 2017

Il clown 🤡


(Dal buongiorno ai ragazzi del biennio del 20 ottobre 2016)

Nello studio di un celebre psichiatra si presentò un giorno un uomo apparentemente ben equilibrato, serio ed elegante. Dopo alcune frasi, però, il medico scoprì che quell’uomo era intimamente abbattuto da un profondo senso di malinconia e da una tristezza continua ed assillante. Il medico iniziò con grande coscienziosità il suo lavoro terapeutico e, al termine del colloquio, disse al suo nuovo paziente: «Perché questa sera non va al circo che è appena arrivato nella nostra città? Nello spettacolo si esibisce un famosissimo clown che ha fatto ridere e divertire mezzo mondo: tutti parlano di lui, perché è unico. Le farà bene, vedrà».
Allora quell’uomo scoppiò in lacrime, dicendo: «Quel clown, sono io».

E’ una storia vera. Tanto semplice quanto profonda. E’ vera non solo per i due protagonisti, ma per ciascuno di noi. Perché tutti noi, ogni mattino, siamo costretti ad indossare una maschera per renderci presentabili al mondo. Indossiamo la maschera che ci attribuisce un ruolo, quello che ci permette di essere accolti, accettati dagli altri. Non è un male desiderare di essere accettati dagli altri: non saremmo esseri umani. Ma il problema diventa evidente nel momento in cui in nome di questo “essere accolti” vendiamo, o svendiamo la nostra dignità. 
Vi siete chiesti perché spesso abbiamo paura della solitudine? Credo che il motivo sia essenzialmente questo: quando siamo soli ci troviamo di fronte a noi stessi, con i nostri dubbi e i nostri interrogativi e corriamo un grande rischio, quello di conoscerci realmente, di scoprire chi siamo. Sì, il rischio di accorgerci di avere usato continuamente delle maschere che hanno ingannato gli altri ma anche noi! E così è più comodo non stare soli e non correre questo rischio.
Non è dai libri che ho ricavato queste considerazioni che sanno di “psicologico”. Io ho visto. Proprio qui, in questa nostra scuola. 
Ho visto alcuni tra voi spavaldi, coraggiosi come dei lupi, quando sono in branco. Ma, da soli, li ho visti girare sospettosi e impauriti anche dalla propria ombra. 
Ho visto altri che fanno di tutto per trasformare la propria classe in un continuo carnevale. Poi li ho trovati a girovagare soli, fra le colonne del cortile, con le facce rabbuiate, tristi, tanto “ a che serve la vita senza l’applauso, il riso, l’approvazione degli altri?”. 
Ho visto alcuni tra voi con l’abito del duro, dello spaccone, del coraggioso. Li ho visti piangere e singhiozzare come i bambini davanti una responsabilità, una piccola difficoltà che anche la scuola può presentare. Che ne sarà di loro quando la vita presenterà dei conti ben più salati? 
Bisogna avere un po’ di coraggio. La paura più grande non è quella che proviamo nei confronti degli altri ma quella di noi stessi. Già bisogna avere un po’ di coraggio e rischiare di conoscerci. E poi accettarci, così come siamo, con i nostri limiti, pregi e difetti. E non credete alla facile illusione di un mondo adulto che (anche qui tra voi) vi presenta scene di vita riuscita, meravigliosa e senza difficoltà... spesso è solo apparenza, spesso non è la propria vita.
Ricordate lo straordinario insegnamento del Piccolo principe: “L’essenziale è invisibile agli occhi”. 
Ma questa è un’altra storia.


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